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Solitamente, dopo una partita, l’Allenatore è teso, il volto evidenzia in genere le tensioni della partita.  Se le cose sono andate bene, gli occhi brillano di felicità, è giustamente euforico come del resto tutto l’ambiente.  Se le cose sono andate male, generalmente lo si vede teso, abbattuto, triste, alcuni hanno un atteggiamento diverso, rimangono in silenzio ed il loro cruccio traspare dallo sguardo assente ed abbattuto.. E’ evidente che stiano rivivendo le azioni della partita che hanno causato la sconfitta.

Esaminare questi comportamenti non è per nulla facile, c’è chi si calma dopo poco, chi sa dominarsi, chi rimane sovreccitato per molte ore, ognuno si comporta in base al proprio carattere.
Anche se è molto difficile, sarebbe opportuno tenere un atteggiamento equilibrato senza eccessi, sia dopo una vittoria che dopo una sconfitta.

A fine gara non si deve dare la colpa agli arbitri se non si è vinto, anche se si è intimamente convinti di essere stati danneggiati. Il vittimismo è una delle peggiori malattie del calcio, non risolve nessuna situazione e porta solo alla commiserazione.

Altra cosa da evitare è criticare i giocatori se le cose sono andate male, tanto meno rilevare errori o peggio ancora urlando loro in faccia tutta la propria rabbia, colpevolizzandoli, poiché la responsabilità primaria è dell’Allenatore e scaricarla su altri significa solo dilapidare quella fiducia che l’Allenatore si è costruita intorno.

In quel momento poi i nervi sono tesi ed è facile avere reazioni incontrollate da ambo le parti. Le critiche e l’analisi della partita vanno fatte a mente fredda con il primo allenamento settimanale, quando lo stato d’animo ed i nervi sono diversi. In quel momento i giocatori accettano qualsiasi rimprovero in quanto sono nello stato d’animo adatto per accettare anche le critiche più dure. Si parlerà della partita disputata, verranno messe a fuoco le varie situazioni e rivissute le cose più importanti.

A tale scopo sarebbe utile per un Allenatore prendere appunti ( ricordarsi particolari situazioni) durante la gara, sugli errori che hanno creato situazioni difficili per la propria squadra in modo da poterne discutere, diventando così un utile insegnamento per il futuro. Se le cose sono invece andate bene non bisogna esagerare nell’entusiasmo, in quanto gli eccessi fanno sempre male.

L’euforia è una droga pericolosissima, specialmente nel mondo dilettantistico, dove spesso i risultati scaturiscono da colpi individuali e casuali. Nei successivi allenamenti si comincerà a richiamare l’attenzione sulla prossima avversaria, che si andrà ad incontrare la Domenica successiva, cercando di mettere in evidenza le sue caratteristiche singole, tattiche e di gioco. Questa analisi diventa importante in quanto i giocatori cominciano a concentrarsi e caricarsi, e, perché sia valida, non deve essere superficiale ma incisiva: una vera e propria radiografia della squadra avversaria.

Nell’ultimo allenamento o alla Domenica l’Allenatore dirà la formazione che entrerà in campo all’inizio cercando di dare ad ognuno la giusta carica ed i comportamenti tecnicotattici giusti in base alle caratteristiche degli avversari. Nello stesso tempo entrano in ballo le qualità psicologiche dell’Allenatore nel tenere concentrati e pronti ad entrare in campo con il massimo impegno i giocatori esclusi dai primi undici.

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